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Blog · Monete e Paesi

Le monete di Vittorio Emanuele III: una guida introduttiva

Monete e Paesi · 20.09.2026 h. 18:55 · Claudio Ago

Se la monetazione della Repubblica Italiana è il punto di partenza più "familiare" per chi si avvicina alla numismatica, quella di Vittorio Emanuele III è probabilmente una delle più affascinanti per chi vuole andare più a fondo. Il motivo è semplice: nessun altro sovrano del Regno d'Italia ha regnato così a lungo — dal 1900 al 1946 — e difficilmente troverete un'altra monetazione italiana capace di raccontare, tipo dopo tipo, i cambiamenti che ha attraversato il Paese in quei decenni.

Un re "numismatico"

Prima ancora di parlare delle sue monete, c'è una cosa che vale la pena sapere su Vittorio Emanuele III: era lui stesso un appassionato di numismatica, e non per modo di dire.

Curò personalmente la realizzazione del Corpus Nummorum Italicorum, opera monumentale in venti volumi che resta ancora oggi un riferimento imprescindibile per chi studia la monetazione italiana. Mise insieme, inoltre, una collezione di monete italiane davvero straordinaria, poi donata allo Stato e oggi conservata al Museo Nazionale Romano.

Con un sovrano così appassionato sul trono, non stupisce che le monete del suo regno siano particolarmente curate, anche dal punto di vista artistico.

Tre fasi, tre stili diversi

Per orientarsi meglio, conviene dividere la monetazione di Vittorio Emanuele III in tre grandi periodi. Le differenze tra l'uno e l'altro si notano a colpo d'occhio, una volta che si sa cosa cercare.

Il primo periodo: dall'Aquila Sabauda al Liberty

Il primo periodo, circa dal 1900 al 1914, parte ancora legato alla tradizione monarchica e araldica. Si apre con la serie "Aquila Sabauda" (1901-1907), che al rovescio mostra una maestosa aquila coronata con lo stemma dei Savoia sul petto.

Ma nel giro di pochi anni qualcosa cambia: le composizioni si fanno più eleganti, più dinamiche, e si respira l'influenza del Liberty. La moneta italiana entra a pieno titolo nelle correnti artistiche del primo Novecento — e proprio in questi anni nascono alcune delle tipologie più celebri e amate di tutto il Regno.

Il secondo periodo: la guerra e il dopoguerra

Con la Prima guerra mondiale, la figura femminile dell'Italia comincia a comparire sempre più spesso sulle monete, personificata in ruoli e atteggiamenti diversi.

La guerra, e il periodo difficile che segue, cambiano anche le esigenze pratiche della circolazione monetaria. Tra la fine degli anni Dieci e gli anni Venti nascono così alcuni tipi destinati a diventare tra i più amati dai collezionisti: i 50 centesimi "Leoni", i 20 centesimi "Esagono", il buono da 1 lira "Italia seduta", i 10 centesimi "Ape", i 5 centesimi "Spiga".

Sono monete che, viste con gli occhi di oggi, raccontano da sole i cambiamenti economici e sociali che l'Italia stava attraversando.

Il terzo periodo: il fascismo e l'Impero

Il terzo periodo va dagli anni Venti fino alla caduta del regime, nel 1943, e vede entrare progressivamente nella monetazione i simboli del fascismo — a partire dal fascio littorio.

Negli anni successivi compare anche una nuova datazione, calcolata secondo l'era fascista ed espressa in numeri romani accanto all'anno dell'era comune.

Dopo la proclamazione dell'Impero, nel 1936, Vittorio Emanuele III assume il titolo di Re e Imperatore, e l'iconografia delle monete si fa sempre più esplicitamente celebrativa. È il periodo in cui nascono emissioni oggi particolarmente ricercate, come le 100 lire d'oro "Littore", insieme a nuove serie realizzate anche con materiali diversi, specchio delle trasformazioni economiche e politiche dell'Italia di quegli anni.

La "R" sulle monete: non indica la rarità

Una delle prime cose utili da imparare, quando si comincia a osservare con più attenzione le monete di Vittorio Emanuele III, è riconoscere la piccola R che compare su moltissimi esemplari.

Attenzione, perché è un equivoco piuttosto comune: quella lettera non indica la rarità della moneta, come si potrebbe pensare a un primo sguardo.

R sta per Roma, ed è il segno della Regia Zecca di Roma, dove veniva coniata la monetazione del Regno. La sua posizione cambia a seconda del tipo monetale — la si può trovare vicino alla data, al valore, oppure tra gli elementi figurativi del rovescio.

È un dettaglio piccolo, ma imparare a riconoscere i segni di zecca è uno dei primi passi per cominciare davvero a "leggere" una moneta, invece di limitarsi a guardarla.

Una curiosità: le "monete per i collezionisti"

A partire dal 1926, per non lasciare "buchi" nella sequenza cronologica delle emissioni, il Tesoro autorizzò la Zecca a coniare ogni anno un piccolo numero di monete pensate esplicitamente per i collezionisti — anche negli anni in cui non era prevista un'emissione ordinaria.

Lo stesso Vittorio Emanuele III commentò la scelta con una battuta arguta: il termine "monete per collezionisti" aveva senso per i contemporanei, che ne conoscevano il motivo, ma le generazioni future le avrebbero probabilmente considerate come tutte le altre.

Un piccolo aneddoto, ma racconta bene quanto il collezionismo numismatico fosse importante per il sovrano — e quanto fosse già radicata, a quell'epoca, l'attenzione verso chi raccoglieva e studiava le monete.

Piccolo glossario per chi comincia

Regno: il periodo di sovranità di un monarca, usato per datare e classificare le monete (per esempio, "monete del Regno d'Italia").

Conservazione: lo stato in cui si trova una moneta, valutato in base all'usura dei rilievi, a eventuali colpi, graffi e altri segni. A parità di tipologia e rarità, una conservazione migliore tende ad aumentarne il valore.

Tiratura: il numero di esemplari coniati di una determinata moneta o emissione.

Corpus Nummorum Italicorum (CNI): opera scientifica monumentale dedicata alla monetazione italiana, realizzata sotto la direzione e con il contributo personale di Vittorio Emanuele III.

Anno dell'era fascista: sistema di datazione calcolato a partire dalla marcia su Roma del 1922 ed espresso in numeri romani, presente su numerose monete del periodo accanto all'anno dell'era comune.