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Blog · Il mondo del collezionismo

Una moneta per ogni Paese. E poi un'altra...

Il mondo del collezionismo · 30.09.2026 h. 22:08 · Claudio

Tutto è cominciato con una moneta.

Ero un bambino quando trovai per strada una moneta francese da 10 centesimi del 1973. Non potevo sapere che quel piccolo oggetto sarebbe diventato la prima moneta di una raccolta destinata a crescere per decenni. La conservo ancora oggi: è la mia "Numero Uno".

Poi arrivarono altre monete, alcune regalate da parenti e amici, magari di ritorno da un viaggio. Paesi diversi, scritte che non conoscevo, nominali, simboli e figure che appartenevano a luoghi lontani.

All'inizio era soprattutto curiosità. Ma esiste un momento, difficile da individuare con precisione, nel quale un gruppo di oggetti comincia a diventare una collezione. Non basta più conservare ciò che capita: nasce un criterio, si decide cosa cercare e, inevitabilmente, anche cosa manca.

Per me quel criterio diventò un obiettivo semplice da riassumere: possedere almeno una moneta di ogni Stato del mondo.

Si prende idealmente l'elenco dei Paesi, si trova una moneta per ciascuno e si passa al successivo.

Semplice. Almeno in teoria.

Quando una moneta basta davvero

Il principio di partenza è rimasto lo stesso: almeno una moneta per ogni Stato.

Nella mia collezione sono numerosi i Paesi rappresentati da un solo esemplare. Angola, Benin, Burkina Faso, Burundi ed Eritrea sono soltanto alcuni esempi.

Si potrebbe pensare che siano le parti meno sviluppate della raccolta. Dal mio punto di vista non è necessariamente così. Se l'obiettivo è rappresentare un Paese attraverso almeno una delle sue monete, quella singola moneta ha già raggiunto pienamente il suo scopo.

Non deve essere rara, preziosa e neppure particolarmente bella. In questo progetto la sua prima funzione è molto più semplice: esserci.

Dietro una sola moneta può quindi nascondersi una casella completata, non una collezione incompleta.

Il problema — ammesso che per un collezionista possa essere considerato un problema — è che "almeno una" non significa "una soltanto".

Quando un Paese diventa tre

Prendiamo la Cecoslovacchia.

Nella raccolta sono presenti quattro monete cecoslovacche, datate dal 1969 al 1989. A queste si aggiungono monete della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca.

Dal mio punto di vista collezionistico la dissoluzione della Cecoslovacchia non ha cancellato un Paese dalla raccolta. La Cecoslovacchia continua ad avere il proprio posto, come Stato che è esistito e ha emesso le proprie monete; semplicemente, la storia me ne ha fatti "guadagnare" altri due da rappresentare.

Quando il 1° gennaio 1993 nacquero la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, la corona cecoslovacca rimase inizialmente la valuta comune. La separazione monetaria avvenne poco dopo, l'8 febbraio 1993.

Per chi cerca di rappresentare il mondo attraverso le monete, episodi come questo mostrano che l'elenco dei Paesi non può essere immobile. Gli Stati nascono, scompaiono, si dividono o cambiano forma. Se nella raccolta trovano posto anche quelli che non esistono più, una carta geografica attuale non basta a stabilire quali monete cercare.

La storia continua a modificare la lista.

Lo Stato è lo stesso, la moneta no

Altre volte la geografia non cambia affatto. È il sistema monetario a cambiare.

Il Messico offre nella mia raccolta un esempio particolarmente evidente. Ho un peso del 1986, un nuevo peso del 1995 e nuovamente un peso del 2018. La stessa successione compare anche con il nominale da 2 pesos: 2 nuevos pesos del 1994 e 2 pesos del 2018.

Nel 1993 il Messico introdusse una nuova unità monetaria: un nuevo peso equivaleva a mille pesos della precedente unità. Le monete della famiglia B erano quindi espresse in nuevos pesos. Nel 1996 la famiglia C tornò invece a utilizzare la denominazione pesos, concludendo il cambio di unità monetaria.

Per raggiungere il mio obiettivo iniziale sarebbe bastata una sola moneta messicana. Eppure, mettendo una accanto all'altra quelle monete, compare qualcosa che un singolo esemplare non avrebbe potuto mostrare. Il Paese è sempre lo stesso, ma nel frattempo è accaduto qualcosa alla sua moneta.

Una seconda moneta, insomma, non è necessariamente un doppione: qualche volta aggiunge un pezzo di storia che la prima non poteva raccontare.

Quando ne cerchi una e ne arrivano sette

Ma sarebbe sbagliato pensare che dietro ogni gruppo di monete dello stesso Paese ci sia sempre una precisa scelta di approfondimento.

Tuvalu ne è un buon esempio.

Il mio obiettivo era procurarmi una moneta per aggiungere anche questo piccolo Stato del Pacifico alla raccolta. Ma sul mercato non riuscii a recuperare il singolo esemplare: quello che trovai fu una confezione con la serie completa.

Così, cercando una moneta di Tuvalu, me ne ritrovai sette.

Confezione aperta Tuvalu 1976 con le sette monete

Custodia verde "The First Coinage of Tuvalu 1976"

La confezione che conservo reca la scritta "The First Coinage of Tuvalu 1976" e contiene i sette nominali da 1, 2, 5, 10, 20 e 50 cents e 1 dollar. La composizione corrisponde a quella del Proof Set del 1976 catalogato con questo nome e prodotto dalla Royal Mint.

Chi osservasse soltanto l'elenco della collezione potrebbe pensare che sette monete dello stesso anno siano il risultato della decisione di completare una serie. In realtà è accaduto il contrario: la serie è entrata nella collezione perché io stavo cercando una sola moneta.

Tuvalu non è nemmeno un caso isolato. Qualcosa di simile è accaduto con le Isole Vergini Britanniche: nella raccolta sono presenti i sei nominali del 1974, da 1 cent a 1 dollar, ancora conservati insieme nella confezione originale Official Coinage of the British Virgin Islands — Uncirculated Specimen Set.

Confezione aperta Isole Vergini Britanniche 1974

Qui compare anche un'altra domanda nascosta dietro l'idea di "una moneta per ogni Paese". Le Isole Vergini Britanniche non sono uno Stato sovrano, ma un territorio britannico d'oltremare; eppure hanno una propria monetazione e sono entrate nel perimetro della mia raccolta.

È un esempio concreto di quanto i confini di una collezione mondiale dipendano anche dalle scelte del collezionista.

Una regola semplice, una collezione molto meno semplice

Guardando oggi la raccolta, è curioso pensare che tutto derivi da una regola tanto elementare.

Una moneta per ogni Stato.

La regola non è cambiata. È la collezione che, crescendo, ha mostrato quante domande possano nascondersi dietro quelle poche parole.

Che cosa considerare uno Stato da rappresentare? Solo quelli esistenti oggi oppure anche quelli scomparsi? Nel mio caso la risposta è chiara: anche gli Stati che non esistono più hanno un posto nella raccolta.

E quando uno Stato si divide? La Cecoslovacchia rimane, ma Repubblica Ceca e Slovacchia diventano due nuovi obiettivi.

Quando invece lo Stato rimane lo stesso ma cambia la sua monetazione? Il Messico dimostra quanto possa diventare interessante aggiungere altre monete anche quando la casella del Paese era già stata, in teoria, completata.

Poi ci sono le situazioni che nessun criterio può prevedere: la serie trovata al posto della singola moneta, il pezzo regalato, l'esemplare incontrato quasi per caso.

Forse è proprio qui la differenza fra un elenco e una collezione.

L'elenco può essere ordinato, definito e misurabile. Una collezione ha invece una propria storia. Conserva le decisioni del collezionista, ma anche le occasioni che ha incontrato e le curiosità nate lungo il percorso.

Una collezione può essere completa?

Se l'obiettivo è possedere almeno una moneta di ogni Stato del mondo, arriverà un giorno in cui la collezione potrà dirsi completa?

Dipende da che cosa si decide di intendere per "completa".

Si può stabilire un perimetro preciso e cercare almeno una moneta per ogni Stato che ne fa parte. Da questo punto di vista esiste certamente un traguardo verso cui procedere.

Ma raggiungerlo non significa necessariamente smettere di collezionare.

Nel frattempo una moneta può aver fatto nascere interesse per un'altra. Un Paese può aver cambiato valuta. Uno Stato può essersi diviso. Può comparire un'emissione che racconta qualcosa che nella raccolta ancora non c'era. Oppure può semplicemente presentarsi una moneta che ci piace e che non avevamo previsto di cercare.

Il progetto iniziale continua così a dare una direzione alla raccolta senza necessariamente stabilirne la fine.

La mia è cominciata molti anni fa con un 10 centesimi francese trovato per strada. Poi sono arrivate le monete regalate da parenti e amici. A un certo punto quelle monete hanno smesso di essere soltanto oggetti raccolti e sono diventate un progetto: cercare di mettere insieme, attraverso di loro, un piccolo pezzo di ogni Stato del mondo.

Da allora gli esemplari sono diventati molti di più.

Eppure l'idea di partenza è ancora lì.

Almeno una.

Probabilmente il dettaglio più importante era già tutto in quelle due parole.

Monete citate

  • Francia, 10 centimes 1973 — la "Numero Uno" della collezione.
  • Cecoslovacchia: 10 haleru 1969, 1 koruna 1975, 2 koruny 1981, 5 haleru 1989.
  • Repubblica Slovacca: 10 halierov 1993, 50 halierov 1993, 20 halierov 1994, 1 koruna 1994.
  • Repubblica Ceca: 1 koruna 1993, 10 korun 1993, 20 korun 1993, 2 koruny 1994, 10 haleru 1997.
  • Messico: 1 peso 1986, 1 nuevo peso 1995, 1 peso 2018, 2 nuevos pesos 1994 e 2 pesos 2018.
  • Tuvalu: serie 1976, sette nominali da 1 cent a 1 dollar.
  • Isole Vergini Britanniche: Uncirculated Specimen Set 1974, sei nominali da 1 cent a 1 dollar.

Fonti usate